Caso Studio: Storia di una vertenza sindacale (tratto da una storia vera)

Caso studio: storia di una vertenza sindacale e come evitarla

In questo articolo voglio presentarti un caso studio. 

Un caso studio di un vero imprenditore e di problemi aziendali veri. 

Ritengo importante che tu legga questo articolo perché la consapevolezza e la conoscenza ti permetterà da imprenditore, da datore di lavoro, di prendere delle scelte migliori e più consapevoli utilizzando la storia di altri prima di te.

Alla fine di questo articolo scoprirai: la storia storia di I. che ti aiuterà a capire le dinamiche di una vertenza sindacale, come evitare di riceverla, e altri consigli utili.

 

IL RACCONTO DI I.

I. (ho chiaramente anonimizzato il nome per privacy) ha una S.R.L. ed è una PMI nel settore terziario. Ha un fatturato di circa 500.000 euro e poco meno di 10 dipendenti.

Un giorno di Novembre mi contatta per una consulenza telefonica. 

Mi dice di avermi visto online e di essere interessato alla nostra esperienza sul diritto del lavoro, risparmio del costo del lavoro e soprattutto – questo lo sottolinea con la voce –  alla prevenzione dalle vertenze sindacali e vorrebbe che fossi io insieme al mio studio a prendere in carico la Consulenza del lavoro della sua azienda.

La sua voce è decisa negli intenti ma nasconde una strana agitazione.

Prima di accettare, come facciamo sempre, ci facciamo inviare la documentazione per studiare l’azienda e conoscerla meglio (nello specifico: colloquio conoscitivo con il titolare, analisi generale del comparto dipendenti, analisi rischio vertenze, analisi risparmio costo del lavoro). 

Dall’analisi salta all’occhio subito come mai aveva un tono agitato: qualche giorno prima della chiamata ha ricevuto un accesso dall’ispettorato del lavoro.

Di per sé non dovrebbe essere un problema e non dovrebbe far paura (ad esempio su 25 aziende nostre partner ispezionate analiticamente dall’ispettorato del lavoro sono state erogate 0 sanzioni) ma, per esperienza, se l’azienda non è stata seguita correttamente con tutte le analisi del caso e la risoluzione di alcuni problemi comuni a tante PMI, il rischio che qualcosa non possa andare per il verso giusto è abbastanza alto.

 

APPROFONDIMENTO: Cosa succede in caso di ispezione
Quando si riceve un accesso dell’ispettorato gli ispettori controllano la regolarità della tua attività. 

Entrano nella tua attività, chiudono le porte, e interrogano i lavoratori. 

Orario di lavoro, tipologia di contratto, mansioni che svolgono. Fanno un’intervista generale e mettono tutte le dichiarazioni a verbale.

Il motivo? Perché, successivamente, andranno a comparare le loro dichiarazioni con la documentazione contrattuale (es. contratti di lavoro) aziendale che verrà richiesta successivamente all’ispezione. 

Tanto per fare un esempio, se un dipendente durante l’ispezione dice di lavorare full time e sul contratto è previsto un part time, gli ispettori convertiranno quel contratto in full time e l’imprenditore dovrà corrispondere tutte le differenze retributive e contributive per tutti i mesi da quando è stato costituito il rapporto di lavoro. 

 

Ma torniamo a noi. 

Come dicevo l’ispezione, di per sé, non dovrebbe essere un problema. 

Tuttavia scopriamo che, nel 2016, I. ha instaurato un rapporto di collaborazione a P.IVA. 

Gli chiediamo come mai ha instaurato un rapporto del genere e ci dice che il professionista che lo seguiva gli ha consigliato così. 

Questa situazione non ci piace perché un contratto a P.IVA ha delle caratteristiche e requisiti che devono essere presenti e di cui l’imprenditore deve essere consapevole. Se così non è in sede ispettiva viene convertito in un rapporto di lavoro dipendente.

Interrogando I. infatti scopriamo che  la lavoratrice svolgeva l’attività lavorativa esclusivamente nei suoi confronti ed era sotto il potere direttivo, organizzativo e decisionale del datore di lavoro.

Queste caratteristiche sono tipiche di un rapporto di lavoro dipendente.

Ma non è finita qui. 

Perché qualche giorno dopo, prima ancora che arrivi il verbale dell’ispettorato, arriva una lettera dell’avvocato di una lavoratrice. 

 

 

La lavoratrice S. rivendica 63.801,67 euro di differenze retributive, 13° mensilità, lavoro straordinario, ferie, permessi non goduti, indennità non riconosciute, tfr etc. come potete vedere in foto dal 01/01/2016 al 31/12/2019

Inoltre richiede anche la regolarizzazione contributiva che, da un calcolo veloce interno capiamo aggirarsi intorno a 30.000 euro.

A questo punto la situazione è chiara.

Capiamo immediatamente che la segnalazione all’ispettorato è arrivata proprio da lei, infatti è stata la prima a farsi avanti a parlare con gli ispettori rimanendo per più di un’ora a discutere con loro. 

La situazione è realmente grave.

E, come se non bastasse, arriva anche il verbale dell’ispettorato.

 

 

Il contratto di lavoro autonomo, come avevamo previsto sarà riqualificato in termini di lavoro subordinato full time dal 01/01/2016 al 31/12/2019 e lascia all’INPS il calcolo del recupero dei premi e dei contributi omessi (che, come abbiamo già accennato, si aggira intorno ai 30.000 euro).

Inoltre, per una serie di infrazioni multa l’azienda per questo importo: 

 


Quindi ricapitolando:  

  1. L’ispettorato ha convertito il lavoro autonomo in lavoro dipendente full time dall’01/01/2016 al 31/12/2019 applicando 1350 euro di sanzioni
  2. C’è un potenziale contenzioso in atto con una cifra rivendicata di circa 64.000 euro
  3. L’azienda dovrà versare all’INPS circa 30.000 euro di contributi

Facendo un calcolo veloce la cifra totale si aggira intorno ai 95.000 euro

A questo punto I. ci scrive questo: 

“è possibile citare il vecchio professionista il quale mi ha proposto questa formula a P.IVA?”

E’ normale pensare questo. Purtroppo questa scelta gli ha creato un grave danno. 

 

COME ABBIAMO OPERATO

Ci siamo riuniti con il nostro team di Consulenti del lavoro e Avvocati Giuslavoristi per definire 2 cose: 

  1. Come poter mettere in sicurezza l’azienda per il futuro
  2. Come gestire la situazione di emergenza pregressa

Siamo intervenuti tempestivamente. 

Per quanto riguarda il primo punto, abbiamo preso in carico la consulenza del lavoro e, per tutti gli altri dipendenti, abbiamo provveduto a fare una revisione generale dei contratti e applicare il nostro sistema di prevenzione dalle vertenze sindacali seguendo le norme del diritto del lavoro.

In modo tale che anche se si arrivasse in giudizio, avremmo tutte le prove per tutelare il nostro cliente.

Ora ha una tutela blindata dalle vertenze e I. non rischia più che si possano ripetere queste situazioni.  

Per quanto riguarda il secondo punto e la causa in atto, dopo aver analizzato tutto,  ci siamo resi conto che, in uno stadio così avanzato il margine di manovra è davvero minimo.

Diverso sarebbe stato se avessimo preso in carico prima l’azienda. Prima almeno dell’ispezione. 

Avremmo sicuramente applicato degli strumenti per ridurre drasticamente il rischio. 

Ma con questa situazione diventa difficile intervenire e prospettare un esito positivo, bisogna sempre essere sinceri e oggettivi con i propri partner.

 

COSA POSSIAMO IMPARARE DA QUESTA SITUAZIONE

1) E’ possibile risparmiare ma bisogna farlo seguendo gli strumenti che il diritto del lavoro mette a disposizione e soprattutto avendo a supporto un sistema di prevenzione dalle vertenze sindacali. Sicurezza e risparmio devono essere sempre perfettamente bilanciate.

 

2) Se vuoi una gestione professionale dei dipendenti devi avere dei professionisti: Consulenti del lavoro esperti nel diritto del Lavoro.

Avete visto come I. vuole “citare” il vecchio professionista.

Ma dov’è il reale problema?

Ad una azienda serve un professionista che si occupa della parte fiscale dell’azienda e un professionista che si occupa della parte di diritto del lavoro.

L’ambito fiscale è infinito (servirebbero più professionisti solo per approfondire questo ambito) di conseguenza è sicuramente meglio avere più specialisti.

 

3) Attenzione al rapporto di fiducia con il dipendente. La fiducia nel rapporto di lavoro è tutto. Noi siamo i primi a consigliare premi di produttività e welfare aziendale per migliorare il clima aziendale, la felicità personale del dipendente e la produttività dell’azienda.Tuttavia tu sei un imprenditore, e come tale non puoi affidarti ciecamente al dipendente.

“Posso prenderlo con P.IVA, lui è bravissimo non mi farebbe mai niente”.

Non sono frasi che dovresti mai pensare.

I rapporti cambiano, anche i matrimoni si rompono e può cambiare anche il tuo rapporto con il dipendente.

Per questo devi essere sempre chiaro, onesto e trasparente. Lui apprezzerà e tu sarai sicuro che non ci saranno incomprensioni che possono portare a quello che è successo a I.

 

Il caso studio termina qui.

Se ti è piaciuto, hai delle domande  o vuoi contattarci clicca qui e ti risponderò in 24 ore.

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